Cosa succede dopo avere buttato la differenziata resta per molti un mistero: sappiamo che a un certo punto arriva un camioncino a portarsela via, poi non se ne sa molto altro. È soprattutto per la carenza di informazioni sul destino della nostra spazzatura, e per una certa diffidenza, che negli anni si sono sviluppate leggende metropolitane piuttosto radicate che finiscono più o meno tutte allo stesso modo: “Tu fai la differenziata, poi loro passano coi camion e alla fine mettono tutto insieme lo stesso”. Ecco, no.

I rifiuti sono ritirati porta a porta o per strada da mezzi di diverse dimensioni, a seconda delle diverse tipologie. Vengono poi trasportati nelle stazioni di trasferimento, impianti dove i vari tipi di rifiuti sono smistati, se necessario compattati, e caricati su camion più grandi che li porteranno negli impianti finali per il loro trattamento. Le stazioni di trasferimento sono molto importanti, soprattutto nelle grandi città dove ogni giorno si devono gestire molte tonnellate di rifiuti.

E allora perché non fare in modo che siano le stazioni di riferimento a differenziare i rifiuti al posto nostro, e senza l’impiccio di cinque cestini diversi, si starà chiedendo qualcuno di voi. La risposta è che non è per niente semplice separare i materiali in un sacco dell’immondizia, dopo che sono stati messi tutti insieme: vetri che nel trasporto si sono frantumati, contenitori di plastica che si sono unti, carta diventata poltiglia a causa dell’umido e così via. Se ognuno separa i propri rifiuti, provvede nel suo piccolo a una parte del lavoro più complicato del processo di riciclo. Non ci pensiamo spesso perché ha a che fare con cose di cui vogliamo liberarci il prima possibile, soprattutto se poi puzzano in casa, ma quando differenziamo i rifiuti ci comportiamo un po’ come un’intelligenza collettiva, una cosa da rendere fieri molti formicai. Lasciate le stazioni di trasferimento, i rifiuti raggiungono gli stabilimenti dove vengono trattati a seconda della loro tipologia, prima della loro rigenerazione, cioè la trasformazione in nuovi oggetti. Come suggerisce il nome, questi centri di selezione hanno il compito di effettuare una suddivisione più accurata nelle varie sottotipologie di rifiuti.

Prendiamo la plastica: nel bidone buttiamo insieme bottiglie di vario colore, flaconi del detersivo, vaschette, sacchetti e altri imballaggi. Ognuno di questi è realizzato con diversi polimeri, le macromolecole sintetiche che formano la plastica. Sono indicate sulla confezione con una sigla e un simbolo: la più conosciuta è PET, polietilene tereftalato, utilizzato per le bottiglie e altri contenitori alimentari.

Polimeri diversi richiedono sistemi di trattamento diversi, quindi non possono essere riciclati tutti insieme. Un tempo nei centri di selezione la plastica da riciclare veniva fatta passare su lunghi nastri trasportatori, con operatori che riconoscevano e separavano manualmente imballaggi e contenitori. Era un’operazione lunga e con elevata probabilità di errore, ora sostituita da soluzioni automatiche più veloci e affidabili. Si utilizzano sistemi che emettono onde elettromagnetiche indirizzate verso il materiale che transita sul nastro trasportatore. Le onde vengono riflesse in modi diversi dai rifiuti, a seconda dei polimeri che li costituiscono. Il macchinario rileva le differenze e smista il materiale, anche in base al colore, utilizzando per esempio getti d’aria compressa per indirizzarlo su altri nastri trasportatori. Un numero ridotto di operatori sorveglia il lavoro della macchina, intervenendo se viene commesso un errore.I rifiuti di plastica suddivisi per tipologia, vengono immagazzinati e successivamente venduti alle industrie che li lavorano per il riciclo vero e proprio. Alcune di queste aziende partono dai rifiuti e realizzano il prodotto finito, altre trasformano la plastica da riciclare in piccole sfere (granuli o pellet), da destinare ad altre aziende. Da 20 bottiglie PET si può ottenere una coperta di pile, per esempio. La plastica riciclata viene usata per innumerevoli scopi, compresa la costruzione di nuovi arredi urbani come panchine, staccionate e giochi per i parchi pubblici. Mischiata a plastica ottenuta dalla lavorazione del petrolio, quella riciclata può anche essere impiegata per prodotti di maggior pregio.

Qualcosa di analogo avviene con il vetro, l’alluminio e la carta. Anche questi rifiuti vengono selezionati e destinati al loro recupero. La carta è tra i materiali più riciclati, sia per produrre fogli e cartoni derivanti al 100 per cento dal riciclo, sia per produrre carta di maggiore qualità e resistenza mischiandola alle preparazioni derivanti dal trattamento del legno. Il 90 per cento circa dei sacchetti, delle scatole e dei giornali è realizzato con carta riciclata. Il vetro e l’alluminio hanno una resa ancora migliore e possono essere riciclati teoricamente all’infinito. Con un chilogrammo di vetro riciclato si possono produrre un chilogrammo di nuovi recipienti, senza la necessità di aggiungere materiale. Si stima che ormai in Italia oltre il 70 per cento delle bottiglie di vetro sia prodotto tramite il materiale vetroso recuperato con la raccolta differenziata.

E se sbaglio qualcosa? 😬
Davanti ai vari bidoni di diverso colore molti vanno in ansia da prestazione, incerti su dove debba essere inserito un rifiuto e se debba essere prima preparato in qualche modo. Di solito i comuni e le aziende che si occupano del recupero della spazzatura distribuiscono volantini con le istruzioni, ma non sono sempre molto dettagliate e qualche dubbio può rimanere. Il consiglio è consultare i loro siti o mettersi in contatto telefonicamente, nel caso di dubbi.

CONAI, il Consorzio per il Recupero degli Imballaggi nato proprio per coordinare il lavoro di raccolta differenziata in Italia, ha pubblicato un decalogo con regole generali su come differenziare. Sono indicazioni di massima, se qualcosa non vi torna il consiglio è di consultare l’azienda dei rifiuti del vostro comune.

Questa è una versione supercondensata del Decalogo, che trovate nella sua versione completa qui.

Separare correttamente ogni imballaggio in base al materiale di cui è fatto.
Ridurre il più possibile l’ingombro degli imballaggi prima di inserirli nei bidoni.
Dividere gli imballaggi composti da materiali diversi: barattoli di vetro e tappi di metallo, involucri di plastica con scatole di carta al loro interno.
Rimuovere scarti e residui di cibo dai contenitori.
Non mettere carta sporca e unta, scontrini e fazzoletti usati nella raccolta per la carta.
Non mettere oggetti in ceramica, porcellana, cristallo, pyrex e lampadine nel bidone del vetro.
Oltre alle lattine, ci sono molti altri imballaggi di alluminio riciclabili: vaschette, bombolette, tubetti e fogli di alluminio da cucina.
Attenzione agli imballaggi di ferro e acciaio, di solito riciclabili nello stesso bidone per l’alluminio.
Oltre alle bottiglie, nel bidone della plastica possono essere inseriti una grande quantità di imballaggi, ma non giocattoli e piccoli elettrodomestici.
Gli imballaggi in legno devono essere smaltiti separatamente, conferendoli presso le isole ecologiche.
Leggendo il Decalogo probabilmente vi sarà venuta in mente quella volta che avete sbagliato a mettere un tipo di rifiuto in uno dei bidoni della differenziata, oppure avrete scoperto di avere sempre fatto qualcosa di sbagliato. Niente paura: come abbiamo visto, i sistemi di selezione nelle stazioni di trasferimento si occupano anche di rimediare agli errori di questo grande lavoro collettivo di separazione dei rifiuti. Non deve però diventare una scusa per fare meno attenzione quando si fa la raccolta differenziata: meno errori ci sono, più si ricicla facilmente e meno costi si devono affrontare per farlo (costi che in fin dei conti sono quasi tutti a carico nostro). Inoltre, se la raccolta non viene effettuata in modo adeguato, i comuni hanno la facoltà di multare i singoli cittadini (se vivono da soli) o i condomini, quindi meglio fare attenzione.

“Buttano tutto insieme”
C’è un luogo comune, al limite della leggenda metropolitana e piuttosto diffuso, secondo il quale in realtà separare nei bidoni non servirebbe a nulla “perché tanto poi mettono tutta l’immondizia insieme in discarica, o per bruciarla”. Ad alimentare questa credenza hanno contribuito isolati casi di cronaca, la scarsa conoscenza di come funziona la raccolta differenziata e una certa diffidenza verso le pubbliche amministrazioni e le aziende che se ne occupano. In realtà il ministero dell’Ambiente, le agenzie regionali per la protezione dell’ambiente e gli stessi comuni effettuano periodicamente controlli per verificare che raccolta e gestione dei rifiuti siano effettuate nei modi concordati. I rapporti sono resi pubblici, qui ne trovate un esempio, e offrono informazioni e statistiche sull’andamento della raccolta. Inoltre i consorzi come CONAI si occupano di verificare che i loro membri osservino le regole, anche per tutelare il loro interesse.

Meno della metà
In numerosi comuni italiani la raccolta differenziata non è ancora attiva o non copre porzioni significative della popolazione. Nelle 14 principali città metropolitane, solo 6 superano il 50 per cento di rifiuti trattati con la raccolta differenziata. Roma supera di poco il 40 per cento, Milano è intorno al 64 per cento, mentre Palermo supera di poco il 10 per cento. C’è quindi ancora molto da lavorare per rendere più diffusa la differenziata nel nostro paese, che offre evidenti vantaggi sia sul piano ambientale sia economico.