articolo tratto da “Ricicla.tv” 

L’impennata dei prezzi delle materie prime e dell’energia, sospinta dall’incertezza scatenata dal conflitto in Ucraina, mette a rischio la continuità dei servizi ambientali, a partire da quelli legati al ciclo di gestione dei rifiuti urbani. I camion per la raccolta consumano carburante, gli impianti di trattamento hanno bisogno di energia ma i costi da remunerare alle imprese restano quelli stabiliti nei contratti pubblici e privati di settore, senza possibilità di fare fronte ai rincari. Cosa che mette gli operatori in una condizione “al limite della sostenibilità economica”. È l’allarme lanciato in una nota a firma congiunta da Alleanza Cooperative Italiane Servizi (Agci Servizi, Confcooperative Lavoro e Servizi, Legacoop Produzione e Servizi), Assoambiente, Confindustria Cisambiente e Utilitalia.

Le principali associazioni delle imprese dei servizi ambientali si rivolgono al premier Mario Draghi e ai Ministri dell’Economia Daniele Franco, della Transizione Ecologica Roberto Cingolani e dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti, ma anche al Presidente dell’authority di regolazione ARERA Stefano Besseghini, esprimendo “il proprio allarme e la forte preoccupazione per l’evoluzione del quadro politico ed economico internazionale e per gli effetti che la spirale al rialzo dei costi delle materie prime e dell’energia sta determinando anche sulle imprese del settore”. Particolarmente penalizzate le attività di raccolta, dove il carburante può determinare fino al 15% del costo del servizio, ma anche le altre fasi del ciclo integrato soffrono i forti rincari delle ultime settimane.

 

Serve “un deciso intervento del governo”, scrivono le associazioni, per scongiurare il rischio che venga “compromesso il proseguimento delle attività di gestione”. Con conseguenze drammatiche sul duplice fronte dell’igiene pubblica e delle politiche nazionali e comunitarie per la sostenibilità. Senza quella economica, diventerà impossibile garantire quella ambientale e sociale.